Itinerario in Scozia in camper

Scozia in camper: il nostro itinerario di 10 giorni

Questo itinerario in Scozia in camper nasce da nove giorni di viaggio, con solo cinque giorni di ferie, un volo diretto su Edimburgo e un mezzo che, nel giro di poche ore, è diventato casa, cucina e piano B per qualsiasi imprevisto. Abbiamo attraversato Highlands, strade secondarie e isole, dormendo spesso dove capitava, adattandoci al meteo e imparando in fretta che in Scozia è inutile fare programmi troppo rigidi.

In questo articolo trovi l’itinerario completo, giorno per giorno, con le tappe che abbiamo seguito, le deviazioni fatte all’ultimo momento e qualche consiglio pratico che avrei voluto avere prima di partire, come dove conviene fermarsi con il camper e dove invece no, soprattutto quando tira vento.

Itinerario in Scozia in camper: come è iniziato il nostro viaggio

Siamo partiti da Milano Bergamo con un volo diretto su Edimburgo, viaggiando solo con zaini della dimensione del bagaglio a mano. Una scelta che rifarei mille volte, soprattutto se si viaggia in camper: una volta arrivati si svuotano facilmente, si sistemano i vestiti negli spazi del camper e gli zaini possono essere ripiegati e dimenticati in un angolo, senza l’ingombro delle classiche valigie rigide.

La prima notte l’abbiamo trascorsa in un Airbnb, a casa di una signora davvero carina che abitava lungo la strada percorsa dal bus che collega l’aeroporto al centro città. Posizione super strategica, soprattutto se, come noi, arrivate tardi la sera. Poca strada da fare e il giorno dopo si è comunque comodissimi per raggiungere il centro con qualsiasi mezzo.

Il sabato mattina abbiamo fatto un primo giro per Edimburgo, giusto per assaporare un po’ l’atmosfera della città, fare una passeggiata e fermarci per pranzo. Alle 14.00 avevamo il ritiro del camper.
Se vuoi capire meglio come funziona il noleggio di un camper in Scozia, trovi un articolo dedicato sul mio blog.

Una volta ritirato il camper è iniziata ufficialmente l’esplorazione. L’obiettivo era avvicinarci il più possibile al nord, perché la mattina seguente avevamo il traghetto prenotato per le isole di Harris e Lewis, nelle Ebridi Esterne. Abbiamo quindi scelto la strada più diretta, fermandoci a metà percorso per spezzare il viaggio e goderci una delle zone che più ci ha sorpresi: il Perthshire.

Qui abbiamo esplorato Dunkeld e Birnam, due cittadine piccole ma davvero curate, immerse in un contesto molto verde e tranquillo. A piedi abbiamo raggiunto la Dunkeld Cathedral, circondata da un’atmosfera decisamente bucolica. Avevo letto che in questa zona si trovano alcuni degli alberi più grandi e antichi d’Europa, e camminando tra i sentieri lo si percepisce subito.
Durante la passeggiata ci siamo imbattuti in mandrie di cervi e nella cattedrale stessa, abitata da coniglietti che sembravano svolgere alla perfezione il ruolo di tagliaerba naturali. Una sosta semplice ma molto piacevole, perfetta per entrare lentamente nel mood scozzese.

In serata abbiamo raggiunto Inverness, dove ci siamo fermati per fare la spesa. Piccolo consiglio pratico: alcuni supermercati in Scozia restano aperti fino a mezzanotte, una manna per chi viaggia on the road tutto il giorno e si ritrova a fare la spesa la sera. Dopo aver mangiato, abbiamo dormito nel parcheggio del supermercato.
Non tutti lo permettono, alcuni richiedono un pagamento e altri lo vietano del tutto, quindi il consiglio è sempre lo stesso: scaricare l’app Park4Night e leggere bene i cartelli sul posto prima di accomodarsi per la notte.

Dal parcheggio eravamo a circa quindici minuti a piedi dal centro di Inverness, quindi dopo cena ci siamo concessi una passeggiata, una birra in un pub e un primo assaggio della movida scozzese. Era sabato sera e, anche se quando si viaggia si perde un po’ il senso dei giorni, lì si capiva benissimo: pub pieni, musica, gente ovunque con una pinta in mano.

Perché visitare le Ebridi Esterne e cosa non perdersi

La mattina seguente la sveglia è suonata presto. Dovevamo raggiungere Ullapool in tempo per prendere il traghetto direzione Ebridi Esterne, una delle tappe più particolari del nostro viaggio in Scozia in camper.
Per organizzare al meglio questa parte del viaggio, dalla prenotazione del traghetto agli spostamenti sulle isole, ho scritto un articolo dedicato che trovi sul blog.

Arrivati a Ullapool abbiamo lasciato il camper in uno spiazzo vicino al porto e ci siamo imbarcati. La traversata dura circa due ore e non viene vissuta come un semplice trasferimento. Molti passeggeri salgono sul ponte con binocoli al collo per avvistare la fauna marina. Noi siamo stati fortunati e abbiamo visto dei delfini nuotare accanto al traghetto.

Il mare non era particolarmente calmo e il mal di mare si è fatto sentire, almeno per me, sia all’andata che al ritorno. Nulla di ingestibile, il traghetto è ben organizzato, con poltrone comode e spazi tranquilli dove riuscire a dormire senza problemi, anche perché non era affollato.

Lo sbarco è avvenuto a Stornoway, sull’isola di Lewis. Qui abbiamo noleggiato un’auto, scelta quasi obbligata per esplorare Lewis e Harris. Pur facendo parte dello stesso arcipelago, hanno due anime molto diverse.
Lewis è più aspra e selvaggia, con grandi spazi aperti e pochissimi centri abitati. Harris è più montuosa e scenografica, con strade che si affacciano su baie dai colori quasi irreali. Le avevamo scelte proprio per questo: sono poco battute, molto wild e ospitano alcune delle spiagge più belle della Scozia, con sabbia chiarissima e acqua turchese che ricorda quasi le Maldive, anche se siamo decisamente al nord e il freddo si fa sentire.

Cosa vedere alle Ebridi Esterne

  • Seilebost Beach e Luskentyre Beach, sull’isola di Harris
  • Seal Viewing Point, dove abbiamo avvistato le foche
  • Port of Ness e Butt of Lewis Lighthouse, all’estremo nord di Lewis
  • Callanish Standing Stones, uno dei complessi megalitici più antichi della Scozia
  • Garenin Blackhouse Village, antico villaggio con case tradizionali e lavorazione del Harris Tweed
  • Great Bernera, isola collegata da un ponte, con paesaggi aperti e il suggestivo cimitero sul mare di Bostadh

Rientrati a Stornoway abbiamo passeggiato sul lungomare e mangiato un fish and chips vista mare, prima di riprendere il traghetto. Tornati sulla terraferma a Ullapool, abbiamo chiuso questa parentesi nelle Ebridi con una cena a base di pesce freschissimo. Se passate di qui, The Seafood Shack è una tappa da segnare: un food truck vista mare che vale assolutamente la sosta.

La NC500: due giorni on the road nel nord della Scozia

Quella sera è iniziato ufficialmente il nostro on the road in Scozia in camper, e non poteva che partire dalla NC500. Un itinerario di circa 500 km che si snoda nel nord del Paese, attraversando Highlands, loch, montagne, scogliere e spiagge dall’acqua sorprendentemente chiara.

Abbiamo deciso di dedicarle circa due giorni, alternando tratti di guida a soste frequenti per spezzare il viaggio e goderci i luoghi lungo il percorso. La prima tappa è stata Stoer Lighthouse. L’idea iniziale era raggiungere il celebre Old Man of Stoer, ma tra strada lunga e tortuosa, parcheggio distante e ancora un’ora abbondante di cammino, ci siamo resi conto che sarebbe stato buio prima di arrivare. Così abbiamo cambiato piano e ci siamo fermati al faro per cena e notte.

Scelta sbagliata, lo diciamo subito. Il faro si trova letteralmente sul cocuzzolo di una collina e quella notte il vento soffiava fortissimo. Il camper ha ballato per ore e il sonno è stato piuttosto relativo. Esperienza fatta, lezione imparata.

Il giorno successivo ci siamo rifatti con tappe decisamente migliori. Abbiamo visitato le Smoo Cave, spettacolari grotte marine scavate dall’oceano, e poi ci siamo spostati verso Ceannabeinne Beach. Faceva freddo, sì, ma c’era il sole e l’acqua era cristallina. Costume, pochi secondi di esitazione e ci siamo buttati. Fredda era fredda, ma fare il bagno nell’Oceano Atlantico, su una spiaggia completamente deserta nel nord della Scozia, è una di quelle cose che rifarei ad occhi chiusi.

Da lì abbiamo deciso di inserire una tappa più insolita: una distilleria di whisky poco conosciuta in Italia. La Scozia è piena di nomi famosi, ma noi volevamo qualcosa di più piccolo e autentico. La scelta è caduta su Balblair, scoperta quasi per caso sul traghetto delle Ebridi, chiacchierando con alcune persone che lo stavano degustando. La distilleria si trova nel cuore delle Highlands e utilizza acqua di sorgente della zona. Non è enorme, la visita dura poco più di un’ora ed è semplice, senza effetti speciali. Proprio per questo ci è piaciuta molto.

Per chiudere la giornata abbiamo fatto un breve trekking al tramonto sul Loch Ness, lungo un sentiero nei pressi di Lewiston. Il percorso attraversa un bosco, segue il corso di un fiume e porta fino alle sponde del lago. Qui ci siamo fermati un po’, più a goderci il silenzio che a cercare davvero Nessie, anche se il lago deve il suo nome proprio alla leggenda del famoso mostro.

Sapendo che il giorno dopo la nostra tappa sarebbe stata l’isola di Skye, abbiamo deciso di avvicinarci guidando ancora un po’ la sera e abbiamo dormito alle porte dell’isola, pronti a iniziare l’esplorazione il mattino seguente.

Isola di Skye: due giorni tra trekking e paesaggi spettacolari

Il mattino seguente, all’alba del nostro quinto giorno scozzese, abbiamo ufficialmente iniziato l’esplorazione dell’isola di Skye. Montagne, fiumi, cascate, prati verdissimi, silenzio e coste alte a picco sul mare. Se dovessi riassumerla così, Skye per me è stata questo.
Abbiamo trascorso qui due giornate piene, dedicate quasi esclusivamente a camminare. Il primo giorno siamo stati fortunati e siamo riusciti a evitare la pioggia. Il secondo, invece, il meteo ha deciso di ricordarci dove ci trovavamo e abbiamo fatto gli ultimi trekking sotto l’acqua. Nulla di drammatico, fa parte del gioco. Ma fate attenzione a dove mettete i piedi perché i sentieri possono diventare molto scivolosi, la mano di Gro può confermarlo.

In ogni caso, per chi vuole organizzare al meglio il tempo sull’isola, ho scritto un articolo dedicato a Skye, dove racconto nel dettaglio come abbiamo diviso le giornate, le mete imperdibili e i trekking da non perdere.

Una nota importante riguarda la guida. Le strade sull’isola di Skye sono molto strette, spesso passa una sola macchina alla volta. Serve attenzione, pazienza e un minimo di buon senso. Se si incrocia un’auto, ci si ferma nel primo spiazzo utile e si lascia passare. Sembra banale, ma purtroppo più di una volta siamo rimasti bloccati a causa di persone poco collaborative. Skye è una delle zone più famose e frequentate della Scozia, ma merita tutta la sua fama. Basta ricordarsi che la strada non è solo nostra.

Cosa vedere sull’isola di Skye

  • Eilean Donan Castle, uno dei castelli più fotografati di tutta la Scozia
  • Old Man of Storr, trekking panoramico tra i più famosi
  • Mealt Falls, cascata che si tuffa direttamente in mare
  • The Quiraing, uno dei trekking più scenografici dell’isola
  • The Fairy Glen, passeggiata breve ma davvero suggestiva
  • Neist Point, faro spettacolare ma poco adatto per passarci la notte
  • Fairy Pools, pozze d’acqua cristallina ai piedi delle montagne
  • The Oyster Shed, tappa perfetta per mangiare ostriche freschissime

Skye è intensa, a tratti faticosa, ma incredibilmente appagante. È uno di quei posti dove cammini tanto, torni stanco e bagnato, ma con la sensazione di aver visto qualcosa che valeva davvero la pena.

Fort William, Glenfinnan e gli ultimi trekking nelle Highlands

Da Skye ci siamo spostati verso Fort William, una tappa serale come molte altre durante il viaggio. Arrivo nel tardo pomeriggio, passeggiata in centro e una birra in un pub prima di cena, anche perché qui molti pub chiudono già intorno alle 20.00. Poi rientro e notte.

Durante tutto il viaggio, quando ci trovavamo nelle cittadine più grandi, abbiamo quasi sempre dormito in spiazzi o parcheggi autorizzati, senza spendere praticamente nulla. Ovviamente esistono aree a pagamento, soprattutto se si vuole stare proprio in centro o a due passi dalle attrazioni, ed è giusto così. Ma se vi piace camminare, sappiate che spesso basta parcheggiare un po’ più lontano per risparmiare senza rinunciare a nulla.

Il mattino seguente abbiamo visitato uno dei luoghi più iconici della Scozia: il Glenfinnan Viaduct, famoso per il passaggio del treno di Harry Potter. Un consiglio pratico per chi viaggia in camper: arrivate quando apre il parcheggio (circa le 7.00), così riuscite a trovare posto senza stress. I parcheggi dedicati ai camper non sono tantissimi. Poi potete fare colazione con calma, magari concedervi anche un piccolo riposino, e incamminarvi verso il viewpoint.

Dal parcheggio al punto panoramico per vedere il viadotto ci vogliono circa 20 minuti a piedi. Il sentiero è semplice e adatto a tutti.
Il Jacobite Steam Train, il celebre “Hogwarts Express”, passa sul viadotto due volte al giorno in stagione, solitamente:

  • al mattino intorno alle 10:45–11:00 (da Fort William)
  • nel primo pomeriggio intorno alle 15:00–15:30 (da Mallaig, ritorno verso Fort William)

Il mio consiglio è di arrivare al viewpoint almeno mezz’ora prima, perché si riempie velocemente. Gli orari possono variare, quindi meglio controllare sempre il sito ufficiale di West Coast Railways prima di organizzarsi.

Avevamo letto di diversi cammini escursionistici in Scozia, ma non avendo abbastanza tempo abbiamo scelto di inserire qualche trekking qua e là lungo l’itinerario. Tra i più famosi c’è la West Highland Way, che termina proprio a Fort William dopo 154 km da Glasgow, attraversando paesaggi iconici come Loch Lomond, Rannoch Moor e Glencoe. Noi ne abbiamo percorso solo alcuni tratti in camper, fermandoci spesso per foto e video, perché il paesaggio meritava ogni sosta.

Proprio nella zona del Loch Lomond and The Trossachs National Park ci siamo fermati per uno degli ultimi trekking del viaggio: la salita alla Ben A’an, una vetta di 454 metri con una vista a 360 gradi sul parco e sul Loch Katrine. Il sentiero è ben segnalato, abbastanza ripido in alcuni tratti, ma si sale in poco più di un’ora. Faticoso il giusto, ripagante al punto giusto.

A questo punto i nostri giorni in Scozia in camper stavano per concludersi. Abbiamo parcheggiato a pochi chilometri da Edimburgo, in zona Stirling, pronti per riconsegnare il camper e dedicare le ultime giornate alla capitale.

Edimburgo, il finale perfetto dopo la Scozia in camper

Il giorno successivo abbiamo riconsegnato il camper e iniziato il nostro tour di Edimburgo. È una scelta che facciamo spesso nei viaggi on the road: lasciare la visita della capitale per ultima, così da rallentare dopo tanti chilometri e chiudere il viaggio con qualche vestito pulito e cena fuori.

Abbiamo trascorso a Edimburgo due giornate piene, fatte di passeggiate senza meta precisa, birra nei pub, castelli da visitare e di nuovo birra nei pub. Abbiamo anche assistito a una rievocazione storica, con suonatori di cornamusa e persone a cavallo: un momento molto suggestivo, che ci ha fatto sentire immersi nella storia scozzese.

Edimburgo mi ha affascinata tantissimo, con le sue atmosfere gotiche, il suo lato un po’ cupo e autunnale che ti entra sotto pelle, i castelli che dominano la città e le vie piene di negozi storici e caffè dove fermarsi a osservare la vita che scorre. È una città che si vive camminando e che può essere visitata tranquillamente in un weekend. Vi ho scritto un articolo dedicato a cosa fare e vedere 2 giorni in città.

Spero che questo itinerario vi sarà utile, in ogni caso non esitate a scrivermi se avete domande 😉

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Noemi Nieddu

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