Islanda on the road

On the Road in Islanda di 2 settimane

Lo so, organizzare un on the road in Islanda in 2 settimane non è semplicissimo e, soprattutto, scegliere il tragitto da fare giorno per giorno e fare in modo che questo combaci con le sistemazioni scelte per la notte, è l’emblema più grande di questo viaggio. Ci è voluto circa un mesetto per organizzare tutto nel dettaglio e non posso assolutamente negare che il mio alleato numero uno sia stata la guida della Lonely Planet sull’Islanda, dalla quale ho preso la maggior parte degli spunti.

Se volete vedere con i vostri occhi di cosa parlo, se avete bisogno di consigli per altri viaggi o se semplicemente volete interessarvi alla vita mia e di Gro ? mi trovate su Instagram come @noe.theexplorer

Entriamo nel vivo della questione. 

On the road in Islanda: itinerario giorno per giorno

Siamo partiti all’alba da Milano Malpensa con Ryanair. Tenete conto che le ore di un volo diretto ITALIA-ISLANDA sono circa 4-5.

Consigliamo, per esperienza, voli aerei che atterrino a Reykjavík entro le 16.00. Questo perché: 

  • le agenzie di noleggio auto chiudono alle 17.30, se arrivate dopo, dovete pagare in più perché fuori orario di ufficio.
  • i supermercati chiudono tutti entro le 18, consiglio di fare la spesa nei pressi di Reykjavík dove la scelta è ovviamente più grande e la probabilità di spendere meno altrettanto. 

Appena giunti a Reykjavík, se avete affittato un auto, controllate i cartelli che sbandierano le persone all’uscita del terminal e cercate la scritta del nome della vostra agenzia di noleggio. Noi abbiamo atteso 40 minuti l’arrivo della navetta che ci ha portati a 10 minuti da Keflavik nella sede di “Nordic Car Renta”. Dopo aver preso l’auto, ci siamo diretti verso la nostra prima struttura per la notte.

Pernottamento: abbiamo alloggiato presso Fossatun Camping Pods & Cottages, prenotato tramite Booking al costo di 55€ in due per una notte. La nostra “casetta” era una botte di legno molto molto carina, con stufetta, frigo personale e letto con cuscini (senza coperte, abbiamo infatti utilizzato i nostri sacchi a pelo, eventualmente affittabili in loco). Tra i servizi di questo campeggio vi erano: la cucina in comune, le docce, i bagni e le vasche di acqua calda a cielo aperto.

Giorno 2: Penisola di Snæffellsnes

Questo è stato decisamente il tragitto più lungo del nostro on the road in Islanda, se dunque aveste qualche giorno in più, è davvero l’unico punto in cui vi consiglierei di trascorrerci una notte in più. 

Le ore percorse in macchina sono state ben 7 in totale contro la nostra media di 3, ma purtroppo, non avendo trovato hotel economici più vicini e soprattutto non avendo la possibilità di fare una notte in più, abbiamo deciso di intraprendere questo “tour the force”.

Questo primo giorno di esplorazione è stato dedicato interamente alla penisola di Snaeffelsness. Tra l’altro, per imparare questo nome l’ho ripetuto 20000 volte durante il tragitto (le tante ore di viaggio) e Gro credo che ad un tratto volesse buttarmi fuori dalla macchina e lasciarmi lì già dal primo giorno, ma dettagli.

Prima tappa: Borgarnes, prima “città” grossa e anche l’unica che incontreremo per i successivi 2 giorni. Per questo motivo ci siamo preoccupati di procurarci tutto l’occorrente: bombola del gas da campeggio (trovata in un autogrill), spesa alimentare, pieno di benzina e via, pronti ad esplorare questa penisola.

La penisola di Snæffellsnes è conosciuta per essere la miniatura dell’intera Islanda, qui infatti potete trovare: crateri, pozze di acqua calda, un “mini” ghiacciaio, terre di lava, scogliere, cascate, insomma, un riassunto di tutto ciò che vedrete, più in grande, nei restanti giorni di viaggio. E poi, c’è lei, la montagna più elegante e fotogenica dell’intera isola, la protagonista di tutti i profili Instagram e non: Kirkjufell.

Monte Kirkjufell

Ecco quali sono state le nostre tappe:

  • Eldborg Krater un cratere in mezzo al nulla, la cui sommità è raggiungibile con un trekking di circa 40 minuti dal parcheggio dell’auto. Solo gli ultimi 10 minuti sono in salita e un po’ faticosi, ma nulla di impossibile (non smetterò mai di ripetere che, se ce l’ho fatta io, tutti possono ?) L’inizio del percorso, nonche il luogo dove parcheggiare l’auto, lo trovate cercando su google maps “Eldborg Crater Trailhead” 
  • Ytri Tunga Beach una spiaggia nera famosa per essere popolata da tante foche che amano sostare su banchi di alghe in prossimità della riva. Questo permette di poterle avvistare anche a distanze molto ravvicinate. 
  • Bjarnafoss la cascata dell’orso. Se viaggiate in inverno sarà uno spettacolo ammirarla ghiacciata.
  • Budir Black church la chiesa nera più famosa del web, se celebrassero i matrimoni, credo sia l’unico luogo al freddo che sceglierei per il mio. No scherzo, mi vorrei sposare senza scarponi da montagna possibilmente.
  • Arnastapi una scogliera ventosa e molto carina, la particolarità di questo luogo sono due rocce che, con quel che sembrerebbe essere un bacio passionale, creano un arco naturale in mezzo al mare.
  • Ondverdarnes il punto più ad Ovest d’Europa. Qui non c’è nulla, davvero, ma il luogo mi ha fatta rimanere senza parole. Ad accogliervi ci sarà un mini faro arancione (mentre procedevamo vedevamo solo la punta del faro e ci chiedevamo quanto enorme sarebbe stato ?. Ecco inutile dire che all’arrivo Gro è scoppiato a ridere perché sarà stato alto forse un po’ più di 4 metri ??) ed una passerella in legno che porta fino alla spiaggia dalla quale ammirare il mare che si affaccia direttamente sulla Groenlandia e dicono che da cui si avvistino sovente delle balene.
  • Monte Kirkjufell ve ne ho già parlato, ma ci spenderei su, altri mille caratteri. Lo scenario più bello lo si ammira dalle cascate vicine a questo monte: le Kirkjufellsfoss

Abbiamo infine trascorso la notte in una baita sperduta tra i fiordi occidentali: Raudsdalur. Anche questa Guesthouse con cucina, bagno in comune e stanza privata con due letti singoli e due coperte pesanti. 

Giorno 3: Fiordi Occidentali

I fiordi occidentali hanno una forma particolare, che a me ricorda molto quella dello zenzero, per questa loro conformazione, visitarli, porta via molto tempo da trascorrere in auto. Infatti, nonostante le mete da raggiungere siano vicine, la costa frastagliata e le strade non asfaltate, rallentano di molto i tempi di percorrenza. Ma, nonostante ciò, questa zona è assolutamente da aggiungere al vostro on the road in Islanda, qui è tutto ancora più wild, il turismo quasi si annulla lasciando spazio a paesaggi naturali sorprendenti. Molte guide me ne avevano parlato bene ma, non credevo fossero così tanto emozionanti, noi, per farvi capire, abbiamo avvistato una balena dalla nostra auto, mentre stavamo percorrendo la strada di un fiordo e, subito dopo, una foca, quasi a bordo strada praticamente. 

Le tappe sono state poche, in questo caso, anche perché, abbiamo trascorso anche in questo caso, 7 ore in macchina, ma, la parte più bella sono stati i paesaggi che ci circondavano mentre proseguivamo sul nostro tragitto.

Tappe:

  • Raudisandur: inutile spiegarvi il motivo per il quale mi sono interessata a questa spiaggia vero? Il color oro rosa che caratterizza questa spiaggia non è inoltre l’unico motivo per il quale abbiamo scelto di far sosta qui, questa lingua di sabbia infatti è davvero enorme e di fianco vi è una chiesetta molto molto instagrammabili (come d’altronde ogni chiesetta islandese ?)
  • Shipwreck Gardur: sosta non programmata ma che ci ha stupiti, abbiamo infatti scovato questa barca enorme spuntare dal nulla in mezzo alla spiaggia e ci siamo assolutamente dovuti fermare. Si tratta di un peschereccio ormeggiato lì da qualche secolo, e da lontano forse non rende, ma è enorme!
  • Dynjandi: la cascata più grande dei fiordi occidentali, dove, dopo una decina di minuti di passeggiata, è possibile raggiungere il punto più alto e vi ritroverete faccia a faccia con questo gigante della natura. 
  • Isafjordur: una cittadina tra le più grosse dei fiordi, dove abbiamo fatto sosta per acquistare qualche stuzzichino da magiare strada facendo e dove abbiamo fatto benzina 

Durante tutta la giornata, abbiamo fatto sosta in tre piscine di acqua calda diverse, una delle quali si trovava esattamente davanti alla casettina dove abbiamo dormito quella notte. A proposito di ciò, nel caso vogliate conoscere più informazioni su dove e come trovare le piscine di acqua calda, Cliccate qui.

Quella notte abbiamo alloggiato vicino ad una piscina di acqua calda pubblica, in una casetta di legno situata nel giardino di una famiglia islandese. Il nostro bagno era quello pubblico delle piscine di acqua calda e non avevamo una cucina. È stata la notte in assoluto più economica e con meno servizi ma le piscine di acqua calda hanno ripagato tutto.

Alloggio trovato su AirBnB: Cozy Private Cabin a Drangsnes.

Giorno 4: Fiordi settentrionale

Abbiamo trascorso 3 giorni interi nella zona settentrionale dell’isola, cosa che ci ha permesso di godere al meglio di questa zona, che nonostante sia molto meno turistica di quella meridionale, merita tanto quanto questa se non di più! E poi, questa regione, ci ha regalato tre notti di aurora boreale (nonostante fosse solo inizio settembre) dunque per me sarà sempre un posto magico ❤️

Dati i tanti km fatti le volte scorse, abbiamo deciso di fare una giornata di “relax”, ci siamo infatti concessi l’onore di perder tempo. Le ore trascorse in macchina totali sono state 4. Abbiamo fatto tutte le mete con molta calma e ci siamo soffermati anche a vedere luoghi che non avevamo segnato e che abbiamo trovato strada facendo.

Le nostre tappe: 

  • Hvammstangi: cittadina del nord dove abbiamo finalmente trovato una banca aperta e siamo riusciti a cambiare i contanti (ne abbiamo portati pochi, ma giusto per averli come ricordo! In realtà ovunque noi fossimo andati, avevamo la possibilità di pagare con la carta). Questa città è inoltre conosciuta per l’essiccazione del pesce, vi è infatti una zona nelle quale vi è la rappresentazione di come avviene questo processo. Gro ovviamente attratto da questa zona, dato che giusto la sera prima aveva assaggiato per la prima volta il pesce secco! (A me non è piaciuto per niente ?)
  • Illugastadir: un’altra spiaggia dove poter ammirare le foche, qui, al contrario della precedente, abbiamo potuto ammirare questi esemplari ad una distanza davvero ravvicinata, cosa che ci ha permesso di fare degli scatti meravigliosi.
  • Hvitserkur: lo scoglio in mezzo al mare più instagrammabili del web ?. Noi abbiamo anche avuto la fortuna di beccare la bassa marea quindi siamo riusciti a raggiungerlo a piedi camminando su di una lunga lingua di sabbia nera!
  • Borgarvirki: una meta non programmata ma davvero molto apprezzata ? si tratta di un promontorio di roccia simmetricamente perfetto! Caratterizzato da colonne di roccia dalla forma di parallelepipedo, sopra la quale si ha una visuale meravigliosa, disabitata e completamente naturalistica.
  • Kolugljufur: si tratta di un canyon dentro il quale troverete una cascata, un luogo non molto conosciuto ma molto molto bello. L’acqua che scende dalla cascata, va a formare un canale dalle acque azzurro celeste, visibile solo quando i raggi del sole riescono a penetrare nel canyon. 

Arriviamo ora alla parte più bella: il pernottamento!

Quella sera è stata la notte più bella dell’intero viaggio: il cielo ci ha regalato uno spettacolo meraviglioso, del tutto inaspettato! Dobbiamo davvero ringraziare il fatto di aver deciso di alloggiare sempre lontani dalle città, per evitare il più possibile l’inquinamento luminoso. In questo caso, la nostra sistemazione è stata presso Snæringsstadir Guesthouse, l’alloggio più bello e meglio fornito di tutto il viaggio. Abbiamo inoltre avuto la fortuna di non avere coinquilini quella notte e di avere la casa interamente per noi. 

Quella notte è stato Gro a rendersi conto che il cielo si stava dipingendo di verde, io ero ancora sotto la doccia e quando è rientrato in casa tutto agitato, pensavo avesse avvistato un animale pericoloso o altro. Invece era corso dentro per dirmi di uscire subito perché non dovevamo perderci lo spettacolo. Dunque indossata la tuta da sci sopra il pigiama, con i capelli ancora bagnati arrotolati nell’asciugamano, sono corsa fuori e lì davanti ai miei occhi ho visto lo spettacolo più bello della mia vita. (La Noemi di qualche anno dopo, rileggendo questo articolo, vorrebbe sussurrarle che ciò che stava vivendo allora era solo l’inizio… perché nulla avrebbe retto il confronto con l’Aurora Boreale che l’aspettava negli anni a venire).

Giorno 5: Zona settentrionale e gita a cavallo

Come ogni mattina, sveglia alle 7, colazione, sistemazione bagagli e partenza. Ogni giorno facevamo in modo di essere in macchina pronti a partire circa per le 8/8.30 in modo tale da incontrare meno turisti possibili, soprattutto nelle mete più conosciute. In questa giornata infatti, abbiamo visitato Godafoss, una grossa e potente cascata, tra le più famose dell’isola, dunque anche più turistica. 

La nostra meta finale sarebbe stata Akureyri, una città tra le più grosse dell’intera isola, dove abbiamo trovato la sistemazione più economica per quella notte (ma tranquilli, siamo riusciti lo stesso ad avvistare l’aurora, dopo vi spiego come)

Le nostre tappe:

  • Kalfshamarsviti: un punto panoramico che si affaccia sull’oceano, caratrerizzato dalla presenza di un faro enorme bianco e da una scogliera fatta di roccia lavica che sembra intagliata talmente è perfetta.
  • Ketubjörg: una cascata piccola piccola ma che ha la particolarità di finire direttamente in mare. Ci abbiamo impiegato un po per raggiungerla, perché purtroppo il navigatore non ha la posizione esatta. L’unico consiglio che possiamo darvi è di, oltrepassare la staccionata attraverso la scaletta che hanno posizionato lì apposta e di dirigervi verso il mare. Dalla costa è più facile cercare di avvistarla (seguite i sentieri). 
  • Sudarkrokur: vi segnalo questa cittadina dove abbiamo fatto benzina ed abbiamo fatto rifornimento di cibo per il pranzo. Qui infatti vi è un supermercato molto fornito, qualsiasi cosa voi stiate cercando riuscirete a trovarlo ed inoltre, vi è una rosticceria all’interno, dove potete acquistare un pasto caldo già preparato nel caso non aveste troppo tempo per cucinare (come noi quel giorno). Inoltre non è per nulla caro in confronto agli altri supermercati: 10 euro in due per zuppa islandese, patate al forno e polpette. 
  • Lytingsstadir: una fattoria che alleva cavalli e che organizza tour di horseback riding, dove puoi cavalcare un vero cavallo islandese immersi nella natura incontaminata. Noi abbiamo fatto la passeggiata da 1 ora e ci siamo divertiti tanto, soprattutto io ??. Mi hanno infatti assegnato un cavallo che mi somigliava in tutto e per tutto, aveva il mio stesso colore di capelli ? e mangiava ogni 5 minuti circa ?. Infatti ero sempre indietro perché lei si impuntava con la testa all’ingiù per acciuffare l’erba. Vi lascio immaginare le risate che non si è fatto Gro nel vedermi in difficoltà con il cavallo ?
  • Glaumbær: nella stessa strada che porta alla fattoria, vi è un museo di casette con il tetto di torba. Noi non abbiamo pagato l’ingresso anche perché si vede benissimo anche da fuori, ma nel caso vogliate visitare anche gli interni secondo me può essere una bella esperienza. 
  • Godafoss: come vi anticipavo prima, una delle cascate più famose dell’isola. La sua portata d’acqua è molto elevata e la forza della natura qua si percepisce a vista d’occhio. A livello scenografico posso affermare che sia stata una delle più belle.
  • Aldeyjarfoss: poco più giù della famosa Godafoss si trova quest’altra cascata, che ha la particolarità di essere incastonata tra la roccia nera cubica ed è molto meno turistica principalmente per il fatto che, per raggiungerla è necessario avere un 4×4. Noi abbiamo avuto la fortuna di vederla al tramonto ed è stata davvero una bella esperienza.

L’alloggio di questa notte è stato il peggiore, perché il più vicino a quello che si può definire un hotel. Avevamo infatti una camera d’hotel ed ogni piano aveva il bagno in comune e all’ultimo piano si trovava la cucina. Non è comunque stata una brutta esperienza ma nulla a che vedere con i precedenti alloggi, immersi nel nulla, piccolini e molto molto più puliti. È il brutto di alloggiare nelle città purtroppo. 

Nonostante fossimo in città, abbiamo subito notato che il cielo stava pian piano colorandosi, dunque siamo usciti con la macchina abbiamo raggiunto un punto in mezzo al nulla, non lontano da Akureyri dove siamo stati in grado di ammirare nuovamente uno spettacolo meraviglioso.

Giorno 6: Lago di Myvatn e whale watching

In questa giornata siamo entrati nel cuore dell’Islanda, la zona del lago Myvatn è infatti molto molto attiva, con le sue acque termali, le pozze di fango e le sue fumarole attive, rappresenta il luogo geotermico più caratteristico dell’isola. 

Inoltre è la zona dell’isola più famosa per l’avvistamento delle balene, per questo motivo, abbiamo dedicato mezza giornata del nostro tragitto al whale watching. 

Veniamo dunque alle tappe di questa giornata:

  • Whale watching Hauganes: tour scoperto grazie ad una locandina pubblicitaria trovata in hotel, pensate che da casa, i tour organizzati non li trovavamo a meno di 80 euro a persona, grazie invece a questa scoperta ed acquistandolo il giorno prima, abbiamo speso 60 euro a testa andando a risparmiare una quarantina di euro in totale. Abbiamo avuto l’onore di avvistare ben 3 balene ed ognuna di esse più volte. L’ultima è addirittura passata sotto la nostra barca potendola osservare da vicinissimo
  • Grjótagjá: un’antica cava lavica, con all’interno una fonte di acqua calda dov’era possibile la balneazione qualche tempo fa. L’acqua è di un blu impressionante e nonostante l’elevata numerosità dei moscerini siamo stati in grado di goderci questo luogo magico.
  • Hverir: un luogo caratterizzato da pozze di fango, fumarole attive e tanta tanta puzza di zolfo (uovo marcio). Tant’è che se ci penso riesco ancora a sentirne l’odore nauseante ?. Nonostante la puzza però, è un luogo da visitare perché è talmente strano che per un attimo ti chiedi ancora se ti trovi sul pianeta terra.
  • Víti: il cratere più elegante d’Islanda! Negli anni si è riempito di acqua ed i riflessi con la luce del sole, creano questo contrasto di colore molto affascinante. La roccia gialla e l’acqua celeste. Molto molto bello.
  • Dettifoss: la cascata ci ha affascinato molto, la portata d’acqua è sconvolgente, talmente forte che non si riesce a vedere la fine per i tanti schizzi d’acqua che solleva. 

Per la notte, ci siamo sistemati in una Guesthouse molto carina: Litlabjarg Guesthouse, che ci ha ospitati per due notti. La ragazza che gestisce il locale è gentilissima e davvero simpatica, pensate che parla 4 lingue tra cui l’italiano! Quella sera inoltre avevamo molta compagnia, i nostri coinquilini erano giovani ed in vena di festa tant’è che ci hanno offerto pure da bere!

Giorno 7: Cratere Askja 

Abbiamo sperato dall’inizio del viaggio di riuscire a fare questa gita e alla fine, una volta arrivato il giorno tanto atteso, non stavamo più nella pelle. Io ero curiosissima di vedere questo cratere immenso dalle acque biancastre e calde, Gro semplicemente non vedeva l’ora di guadare fiumi, superare campi di lava e di rimanere impantanato in strade di sabbia. 

La gita ovviamente non ha deluso le nostre aspettative accontentando sia me che Gro, abbiamo infatti guadato ben 10 fiumi tra l’andata ed il ritorno (di cui 3 anche abbastanza grossi), abbiamo sobbalzato tra le rocce laviche e tentato di non rimanere bloccati in cumuli di sabbia nera. Il paesaggio era davvero meraviglioso ma questa bellissima gita può diventare un’avventura spiacevole se non si prendono alcune accortezze. 

Veniamo quindi alle informazioni pratiche: Come raggiungere il cratere Askja 

Regole prima di partire:

  1. Avere una macchina 4×4 (assolutamente fondamentale)
  2. Non deve essere inverno (con la neve le strade F vengono chiuse)
  3. Le previsioni meteo non devono dare maltempo
  4. I fiumi devono essere “guadabili” vuol dire che se nei giorni precedenti ha piovuto secco la loro portata non vi consentirà l’attraversamento. A questo riguardo, basta visionare il sito safetravel.is dove vengono segnalate in diretta tutte le strade chiuse oppure quelle percorribili solo da jeep molto grossi (non un dacia duster per intenderci)

La strada:

Consigli utili

  • Sono 100 km di F Road (per la gran parte del percorso molto dissestata con anche grossi massi e lingue di sabbia) che si percorrono in circa 3 ore
  • L’ultimo luogo dove far benzina è Moduladur, dove effettivamente inizia la F road
  • Le strade per arrivare da est sono la F905 e la F88, la seconda è quella con più fiumi grossi da guadare, preferire dunque la prima. Entrambe si congiungono alla F910 a pochi Km dall’arrivo
  • Noi abbiamo scelto la F905 ed abbiamo dovuto guadare 5 fiumi in totale (a tratta) di cui 2 abbastanza grandi

Per raggiungere il cratere abbiamo poi impostato il navigatore a “Dreki” da li poi ci sono 8km da percorrere in macchina per raggiungere il parcheggio e poi da lì 40 minuti a piedi. Siccome ci sono tratti di strada in cui non prende nemmeno una tacca, impostate ed avviate il navigatore prima di partire e tenetelo sempre aperto sulla navigazione in quanto Google maps per fortuna scarica le mappe e funziona anche senza connessione ma, non dovete mai chiudere l’app. 

All’arrivo vi attende uno spettacolo molto bello e particolare, camminerete sopra un campo di lava e raggiungerete uno dei crateri più spettacolari dell’isola. Pensate che l’acqua depositatavi è ad una temperatura costante di 25 gradi, molti infatti, facevano il bagno. 

Quella notte abbiamo dormito nello stesso hotel della notte precedente e ne abbiamo approfittato per assaggiare una cena tipica insieme ai proprietari della Guesthouse. Ci hanno infatti cucinato una zuppa di carne di pecora, riso e verdure, del pane fatto da loro, un’insalata ed un dolce al cioccolato. 

Giorno 8: Islanda dell’est

Dopo una settimana in Islanda ormai non sapevamo più né dove ci trovassimo né in che giorno fossimo. Io ho iniziato a sentire la mancanza di cibo normale e non delle solite scatolette di zuppa o del classico riso pronto e Gro invece era semplicemente sempre più convinto di volersi trasformare in una pecora e di rimanere in Islanda per sempre. La cosa strana è che all’ottavo giorno mai avremmo pensato che quello visto fino a quel momento era solo una briciola rispetto a quello che ci aspettava. 

È infatti da questa giornata che abbiamo iniziato ad avvicinarci verso sud, verso la zona più turistica ed abbiamo in seguito capito il motivo di tanta fama.

Tappe fatte nel giorno 8:

  • Studlagil: un canyon caratterizzato dalle mie amiche rocce cubiche. Per raggiungere il punto più instagrammabile (dove tutti si fanno le foto insomma), non dovete seguire quello che vi dice il navigatore, dunque, quando il navigatore vi dirà di svoltare a destra (per raggiungere il parcheggio) non fatelo, andate dritti e svoltate a destra solo quando vedrete il cartello con scritto “studlagil” per l’appunto. Proseguite finché non vedrete delle auto parcheggiate, da qui si prosegue a piedi (una mezzoretta circa).
  • Hengifoss una cascata molto particolare, la portata d’acqua è molto bassa ma la bellezza di questa sta nella parete che la circonda in quando presenta strisce di un colore rosso intenso.
  • Seydisfjordur la famosissima città con al famosissima chiesetta azzurra ed il suo percorso arcobaleno. Non fate come Gro, preparatevi mentalmente ad incontrare molti turisti cafoni e mantenete la calma. 
  • Stokksnes un’altra meta molto famosa, tant’è che abbiamo dovuto pagare l’ingresso 6€ a testa circa. La sua fama è dovuta alla bellissima spiaggia nera circondata da montagne alte e molto Instagrammabili. È il posto preferito di molti fotografi, ne abbiamo visti tantissimi con il cavalletto montato, alla ricerca dello scatto perfetto.

Abbiamo trascorso la notte in una Guesthouse che si trovava immersa nella campagna, la cucina molto bella e attrezzata e la zona ristoro era finestrata a 360 gradi, un bello spettacolo insomma.

Giorno 9: Parco Nazionale di Vatnajökull ed esperienza sul ghiacciaio

Da aggiungere alla serie di sfighe che ci hanno accompagnato durante questo viaggio vi è anche questa giornata. Avevamo infatti programmato una gita meravigliosa nelle caverne di ghiaccio che si trovano sotto il ghiacciaio più grande d’Europa: Vatnajökull. Vi sono infatti molte attività da fare nel parco nazionale e tutte molto valide ma, per la sfiga di cui vi parlavo prima, il giorno in cui finalmente avremmo avuto la possibilità di fare questa gita, hanno annullato tutto per via dello scioglimento del ghiacciaio.

Fortunatamente, a distanza di due anni, ho avuto l’occasione di visitare l’Islanda in pieno inverno e la prima esperienza che ho prenotato prima di partire è stat indubbiamente il trekking sul ghiacciaio con visita all’interno delle blue cave. Ho prenotato la visita con Arctic Adventure: guide professionali, attrezzatura tecnica professionale e una visita fatta in super sicurezza.

Ecco dunque cos’abbiamo visto quel giorno:

  • Diamond Beach: l’unica e sola! Meraviglia delle meraviglie, un luogo dove anche noi possiamo permetterci di tenere in mano un diamante, non di carbonio ahimè ma mi so accontentare anche del ghiaccio insomma. Questi diamanti di ghiaccio, infatti, sono sparsi per tutta la spiaggia creando un bellissimo contrasto con il nero pece della sabbia.
  • Jökulsárlón: un lago glaciale, con tantissimi mini iceberg che galleggiano e che rendono questo luogo davvero interessante (e freddo, molto freddo). Il colore azzurro dominante degli iceberg a contatto con l’acqua sembra una magia. 
  • Vik: cittadina dalle mille risorse, tra cui molti supermercati e pompe di benzina. Ma Vik è molto altro! La chiesetta in cima alla collina e la spiaggia nera rendono questa città una delle più belle viste durante il nostro tour! 
  • Reynisfjara: ufficialmente la spiaggia nera più famosa ed instagrammabile d’Islanda! Quella che insomma avrete sicuramente già visto da qualche parte! La fama è tutta meritata, merita sicuramente una visita.
  • Dyrhólaey: un punto panoramico situato esattamente sopra quest’ultima spiaggia e che d’estate si riempie di Puffin ?
  • Plane Wreckage: una carcassa di aereo abbandonata in mezzo al nulla in una spiaggia lunga lunga (pensate che dal parcheggio all’aero vi sono circa 4 km ovviamente da fare a piedi)

Zuppi d’acqua e stanchi come pochi, ci siamo diretti verso l’hotel di quella notte che ci ha permesso di asciugare (quel che siamo riusciti) i nostri vestiti e soprattutto le scarpe. Abbiamo alloggiato presso Hotel Lambafell tra l’altro molto bello esteticamente parlando, sembrava tanto una baita di montagna tutta in legno. Se non avesse piovuto avremmo pure potuto godere di una Jacuzzi.

Giorno 10: Trekking sui Landmannalaugar

Devo ringraziare le tante danze del sole che ha fatto Gro per questa giornata! Avevamo infatti in programma il trekking ai Landmannalaugar che, con la pioggia, non saremmo stati in grado fare sicuramente. Ovviamente, aver programmato il giorno prima il da farsi, in base alle condizioni meteo, ci ha aiutato ancora di più. Per questo vi lascio il link del sito a cui affidarsi per il meteo: https://en.vedur.is/weather/forecasts/areas/

  • Skógafoss: indubbiamente la più bella e nonostante non fossimo stati in grado di godercela al meglio per colpa della pioggia, vi assicuro che ha meritato ugualmente. Con il sole avremmo potuto assistere alla fuoriuscita di qualche arcobaleno che si tuffava anch’esso nelle acque ma, ripeto, ci è piaciuta tantissimo ugualmente.
  • Kvernufoss: l’unica che abbiamo visitato con la possibilità di girarle tutt’attorno, grazie alla presenza di una caverna esattamente dietro di essa. 

Ma ora veniamo alle mie amate montagne colorate, per chi mi segue su Instagram sa benissimo quanto io sia rimandata impressionata da questo luogo, come in tutta l’Islanda d’altronde ma vi assicuro che questa meta, pur non essere troppo frequentata merita molto.

  • Landmannalaugar: un altopiano islandese caratterizzato da mille colori: il giallo, il verde, il blu, il rosso tutti messi insieme in un bel quadretto che io chiamo “montagne colorate” e lo sono ed davvero. Come arrivarci e quale trekking fare, ve lo scrivo qui.

Questa è stata anche la nostra ultima notte trascorsa in una struttura immersa nel nulla. E ne abbiamo approfittato per goderci un’ultima cena con il nostro amato fornellino da campeggio e le nostre (poco amate) zuppe in scatola. Abbiamo alloggiato presso l’Hotel Vatnsholt comodo se come noi dovete vedere il cerchio d’oro. 

Giorno 11: Cerchio d’oro e vulcano attivo

Come vi dicevo al paragrafo prima, questo è stato il nostro ultimo giorno di on the road, la sera abbiamo infatti restituito la macchina e ci siamo diretti verso la capitale.

Ma andiamo per gradi, abbiamo dedicato questo giorno al famosissimo cerchio d’oro lasciandoci un po’ di tempo libero per non arrivare con il fiato sul collo all’appuntamento per la restituzione dell’auto. 

Visitare il cerchio d’oro:

  • Gulfoss: la cascata più scenografica dell’isola, caratterizzata da due salti che alzano tantissimi schizzi che, grazie ai raggi solari, creano tantissimi mini arcobaleni rendendo questo luogo ancor più magico. Vestitevi come se piovesse per questo tour, perché vi assicuro che vi bagnerete al 100%. 
  • Geysir: un parco nazionale in cui è presente l’unico geyser attivo d’Islanda che esplode ogni 5 minuti circa. Il mio consiglio è quello di rimaner lì anche un quarto d’ora in modo tale da vedere più spruzzi possibili perché non sempre raggiungono altezze elevate ma quando lo fa, merita vederlo ?
  • Thingvellir national park: anch’esso un parco nazionale conosciuto però per le varie spaccature che negli anni si sono create a causa di eventi sismici. È esattamente qui che passa la falda che separa la placca Americana da quella Euro-Asiatica segnata in particolare da una falda chiamata Silfra, dentro la quale è possibile anche fare snorkeling perché l’acqua raggiunge i 100 metri di profondità in alcuni punti ed è molto limpida.

Vi ricordate che ci siamo ritagliati del tempo per poter fare le cose con più calma, almeno l’ultimo giorno? Ebbene, abbiamo scoperto che il vulcano che si era attivato pochi mesi prima, era visitabile e che fai? Ovviamente siamo corsi sul posto per vedere questo spettacolo sublime dal vivo e non ce ne siamo per nulla pentiti. 

Le Piscine Naturali di acqua calda in Islanda

Durante il mio secondo viaggio in Islanda, ho aggiunto la visita alle piscine naturali (di acqua calda) più antiche d’Islanda che si trovano vicino al cerchio d’oro. Dopo una giornata di visita al freddo, entrare nelle acque calde di questa piscina è stato davvero rigenerante. Inoltre si trova in un punto isolato dunque il rischio di ammirare l’aurora boreale è alto, soprattutto in inverno, quando alle 16 è già buio.

Potete in alternativa, o in aggiunta (come abbiamo fatto noi), visitare anche la Sky Lagoon che si trova vicino alla capitale. Molti fanno questa tappa come ultimo punto relax prima della partenza e in effetti è molto gratificante. Se in più avete come sfondo un vulcano attivo, perché no.

Vita notturna a Reykjavik 

Avrete sicuramente già sentito parlare della movida islandese e vi assicuro che è proprio come la descrivono! Sfrenata, divertente e, soprattutto, cara. La via principale dove avviene la magia è Laugavegur. 

Non so se lo sapete ma in Islanda non troverete in nessun supermercato alcolico, addirittura il vino bianco da cucina è alcohol free, e l’unico modo per comprarlo è nei pub o nei negozi specializzati. Ma preparatevi a spendere 15€ per una birra media o un cocktail. Ma vi svelo un segreto, se consumate nei pub prima delle 8 di sera, la andrete a pagare la metà.

Per le due notti che abbiamo trascorso a Reykjavik, abbiamo scelto la Guesthouse Pavi, comoda, con la cucina ed i bagni in comune. 

Giorno 12: Reykjavík

Questa città è piccolina da visitare, prendetevi al massimo 1-2 giorni perché bastano. Considerate che in mezza giornata avete terminato di visitare tutto il centro se non siete tipi da musei all day long. 

Cosa vedere a Reykjavik: 

  • Laugavegur la via della movida, dell’arte e dei colori 
  • Hallgrimskirkja la strana chiesa, c’è a chi piace e a chi no ma sicuramente merita uno sguardo, volendo con 6€ a persona si può salire fino in punta 
  • Rainbow Street Art la strada colorata che porta alla chiesa menzionata prima 
  • Harpa concert hall: una struttura completamente in vetro sul mare
  • Sun voyager: struttura in acciaio 
  • Sky Lagoon: struttura di acqua termale a pochi km dalla capitale per una mezza giornata di relax 
  • Café Babalú: dove fare una colazione o una merenda particolare ? provare per credere 

Comunque il mio consiglio è di visitare la città completamente a caso, perdendovi tra le sue vie e le sue strutture 

Giorno 13: Viaggio di ritorno

Noi siamo partiti di mattina e abbiamo viaggiato nuovamente con Wizz Air, con un volo diretto Reykjavik-Napoli. Abbiamo raggiunto l’aeroporto con un bus di linea che passa dal centro della città e che in un’ora ti porta a destinazione. Abbiamo approfittato dello scalo per gustarci una buona pizza e soprattutto per accumulare un po’ di caldo e di sole prima di rientrare a Torino. 

Se sei arrivato fino a qui ti ringrazio molto! Ci vediamo su Instagram @noe.theexplorer.

Se volete scoprire come abbiamo fatto a risparmiare centinaia di euro per questo viaggio, clicca qui

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Noemi Nieddu

Noemi Nieddu

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